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Giro delle pievi romaniche intorno a Pavia: un viaggio nell’arte nascosta tra piccoli centri

Francesco Magnidi Francesco Magni· 06/08/2026 14:41
Giro delle pievi romaniche intorno a Pavia: un viaggio nell’arte nascosta tra piccoli centri

Le pievi romaniche attorno a Pavia non cercano attenzione: bisogna andarle a cercare, tra filari di vite, risaie lucide e crinali dove il vento parla piano. Ci torno spesso con lo zaino leggero e la macchina fotografica: è il mio modo di riconnettermi all’infanzia passata sui colli dell’Oltrepò, tra sentieri di arenaria e campane che suonano il mezzogiorno. Questo è un giro pratico, pensato per chi vuole uscire subito e scoprire un’arte che resiste fuori dai riflettori.

Perché partire da Pavia

Inizio quasi sempre dalla città. Le grandi basiliche romaniche di San Michele Maggiore e San Pietro in Ciel d’Oro sono un’abile lezione all’aperto: capitelli vivi di figure, pietra gialla che assorbe luce e un ritmo severo che ti mette subito nel passo giusto. Controllate gli orari: la pausa pranzo a volte è serrata e, specie in inverno, si rischia di trovare porte chiuse. Mi è capitato di recente di arrivare tardi a San Pietro e dover riorganizzare tutta la scaletta.

Un dettaglio operativo: per chi fotografa, la luce del mattino entra radente e rivela texture e giunti. Se piove, puntate sui dettagli interni; se c’è sole pieno, preferite i prospetti laterali. Le segnalazioni e gli interventi sono coordinati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, un riferimento utile quando cercate informazioni sull’accessibilità straordinaria o su restauri in corso.

Lomellina: pietra e silenzio

Dalla città, taglio verso ovest: in 45–50 minuti d’auto si arriva a Lomello. La Basilica di Santa Maria Maggiore e il Battistero di San Giovanni raccontano la transizione tra tardo antico e romanico come pochi luoghi in Lombardia. Qui il silenzio aiuta: fermatevi a leggere le murature, riconoscete i riusi di laterizio e la pietra locale, capite come la storia abbia stratificato ogni abside.

A breve distanza, l’abbazia di Sant’Albino a Mortara è una tappa veloce lungo l’antico asse di pellegrinaggio: navate essenziali, affreschi frammentari e la sensazione netta di uno spazio fatto per il cammino. Un lettore mi ha chiesto come gestire il parcheggio a Lomello: arrivate presto nei weekend, prima dei gruppi organizzati. Io parcheggio lungo via principale e giro a piedi il borgo in mezz’ora abbondante.

Per chi scatta con smartphone, impostate la modalità HDR solo all’esterno: dentro rischia di appiattire. Dettaglio pratico: portate una torcia tascabile per leggere capitelli in ombra senza usare flash. E ricordate che gli edifici storici sono tutelati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio: niente cavalletti invasivi durante le funzioni e massima attenzione a non oltrepassare le corde.

Oltrepò Pavese: eremi e pievi sui crinali

Verso sud, le colline cambiano passo. In 55–60 minuti da Pavia si arriva al complesso romanico di Sant’Alberto di Butrio, tra i boschi di Val di Nizza. Qui la pietra parla sussurrando: un chiostro raccolto, navate piccole, affreschi che affiorano come erbe buone dopo la pioggia. Dal parcheggio al complesso c’è una salita breve ma conviene scarpe con suola tassellata; dopo l’acquazzone, l’argilla è una saponetta.

Se avete tempo, deviate verso San Ponzo Semola: il sentiero fino alla grotta eremitica è semplice e regala una prospettiva diversa sulle pievi, viste come fari di pietra tra castagneti e arenaria. Più a est, la pieve di San Zaccaria (Rocca Susella) custodisce un fascino rurale: poche linee pulite, muri spessi, il paesaggio che entra dalle feritoie. Qui la luce del tardo pomeriggio è ideale per ritrarre profili e absidi.

Per mangiare, due strade: schiscetta sul muretto all’ombra o agriturismo. Io mi fermo spesso in Val di Nizza, dove trovate salame di Varzi DOP e formaggi di capra. Prenotate: le sale sono piccole e nei sabati di sole si riempiono in fretta.

Itinerario consigliato in giornata

Se volete un percorso pronto, questo è quello che uso più spesso quando accompagno amici o lettori.

  • 08:30 – Pavia, San Michele Maggiore: esterni e navata con luce radente.
  • 10:00 – Lomello: basilica e battistero; sosta caffè in piazza.
  • 12:15 – Mortara, abbazia di Sant’Albino: visita breve, pranzo leggero.
  • 14:30 – Sant’Alberto di Butrio: arrivo, salita e visita con calma.
  • 16:30 – San Ponzo Semola: passeggiata alla grotta (se il meteo regge).
  • 18:00 – Ritorno lungo i crinali: sosta fotografica a San Zaccaria.

Tempi stretti? Tagliate Mortara e dedicate più respiro a Lomello. Con pioggia, invertite: colline prima (quando i boschi profumano), Pavia in chiusura.

Consigli pratici sul campo

Scarpe: suola scolpita, anche in pianura. Le navate hanno spesso pavimenti irregolari e fuori dai borghi l’argilla non perdona.

Orari: chiamate prima nei giorni feriali. In certi periodi le pievi sono aperte da volontari e gli ingressi variano. Se arrivate e trovate chiuso, non forzate: chiedete in bar o tabacchi, di solito sanno chi ha le chiavi.

Fotografia: portate un 24–70 mm o equivalente; treppiede solo se non intralcia. Per chi viaggia leggero, uno smartphone recente basta, ma pulite la lente e abbassate l’esposizione dentro le navate per non bruciare le vetrate.

Navigazione: il segnale cade in alcune valli dell’Oltrepò. Salvate le mappe offline e, se potete, tenete con voi una traccia GPX. A me ha salvato due volte al tramonto, quando la nebbia è salita a sorpresa.

Errori da evitare

Primo: sottovalutare i tempi di trasferimento. Le strade collinari sono scenicissime ma lente: 20 km possono diventare 40 minuti. Pianificate margini.

Secondo: arrivare a mezzogiorno. Tra ristoranti pieni e chiese chiuse, si perdono ore. Partite presto, così potete scegliere dove allungare.

Terzo: ignorare i dettagli. Il romanico si capisce da cornici, peducci, feritoie. Dedicate cinque minuti per lato, anche quando sembra “tutto uguale”. È lì che la storia salta fuori.

Quarto: vestirsi troppo leggero in mezza stagione. In navata la temperatura scende. Uno strato in più occupa poco e fa comodo.

Quando andare e cosa portare

Primavera e inizio autunno sono perfetti: luce obliqua, campi vivi e cieli puliti. In estate puntate al mattino presto e al tardo pomeriggio; a mezzogiorno la luce spiana. D’inverno, le brume della bassa creano atmosfere da cartolina, ma servono guanti leggeri e batterie di scorta.

Nello zaino: borraccia, torcia, fazzoletti, un foulard per coprirsi nelle chiese, snack. Chi cammina: bastoncini pieghevoli nei tratti boscosi e antizecche nelle giornate calde.

Una chiusura di campo

Questo itinerario non pretende di essere esaustivo: è la traccia viva di chi questi posti li percorre da anni, spesso fuori stagione, attratto da un portale scheggiato o da una cornice che torna a respirare dopo un restauro. Se vi capita di scoprire una pieve aperta per caso, entrate in punta di piedi e lasciatevi il tempo di ascoltare come suona la pietra. È lì che il viaggio, davvero, comincia.

Francesco Magni
Francesco Magni

Francesco ha trascorso la sua infanzia tra i colli dell’Oltrepò Pavese, dove ha sviluppato una profonda passione per il trekking e la fotografia di borghi storici. Racconta con entusiasmo scoperte personali, agriturismi nascosti e sentieri poco battuti tra Pavia e la Lombardia, guidando i lettori verso esperienze autentiche.