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Riso Carnaroli di Riserva San Massimo: perché è il preferito dagli chef locali

Francesco Magnidi Francesco Magni· 11/08/2026 06:50
Riso Carnaroli di Riserva San Massimo: perché è il preferito dagli chef locali

Vivo la cucina pavese con gli scarponi sempre nel bagagliaio. Da ragazzo ho imparato a riconoscere le stagioni sull’erba dei colli dell’Oltrepò, oggi le leggo anche sulla pelle del riso. Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di entrare nelle cucine di trattorie e agriturismi tra Pavia e il Ticino: quando chiedo che riso usano per il risotto, la risposta ricorre puntuale. Non è moda: c’entra il luogo, la costanza del chicco e una filiera che convince chi deve servire piatti impeccabili, anche in una serata da tutto esaurito.

Dove nasce e perché il luogo conta

La tenuta si trova dentro il Parco Lombardo della Valle del Ticino, in un mosaico di boschi planiziali, acque di risorgiva e terreni sabbioso-limosi. Qui il riso non galleggia in un’acqua qualsiasi: si nutre di falde filtrate naturalmente e di una biodiversità che limita gli squilibri in campo.

Il microclima della bassa pavese regala escursioni termiche utili alla maturazione lenta. Sommato a una selezione varietale accurata, produce chicchi omogenei per dimensione e struttura. Non è un dettaglio: l’uniformità riduce i tempi morti in cucina e consente cotture precise anche su grandi numeri.

La gestione agricola segue criteri misurabili, in linea con gli indirizzi della Politica agricola comune su sostenibilità e tracciabilità. Tradotto: lotti chiari, controlli costanti, partite riconoscibili. Per lo chef significa sapere da dove arriva ogni sacco e come si comporterà in padella.

Perché piace agli chef locali

Ne ho parlato con chi il riso lo mette alla prova tutti i giorni. In una cucina di campagna tra Bereguardo e Garlasco, il cuoco mi ha mostrato due pentole: stesso brodo, stesso tempo, risi diversi. Quello della riserva aveva tenuto il cuore più a lungo e rilasciato amido in modo graduale, senza sbriciolarsi. Risultato: cremosità naturale, zero colla.

I motivi più citati dagli chef sono tre:

Primo, la purezza varietale. Quando si parla di Carnaroli, molti usano sinonimi o ibridi; qui si lavora sul “classico” e si difende il profilo del chicco originario, lungo e perlato, con perla centrale ben visibile.

Secondo, l’invecchiamento controllato. Una stagionatura adeguata “asciuga” l’umidità interna, stabilizza l’amido e rende il riso più pronto alla tostatura. Non è un vezzo: significa meno sorprese tra servizio del pranzo e della cena.

Terzo, la selezione post-raccolta. Tassi ridotti di rotture e impurità si traducono in resa costante: con 320-340 grammi fai un piatto per due senza ansie, e in brigata questo vale oro.

La mia prova sul campo

Mi piace mettere le mani in padella prima di scrivere. Ho testato il riso in tre condizioni: a casa, con un fornello a gas; in un agriturismo della Lomellina; e in esterno, su un fornello da trekking al riparo di un portico. In tutti i casi la tostatura è stata franca e rapida: il chicco ha emesso il profumo di cereale pulito senza rilasciare polvere.

Il risotto che ho scelto è un omaggio a casa mia: riduzione di Bonarda dell’Oltrepò, salamella di Varzi sbriciolata, mantecatura con burro acido. Il Carnaroli ha tenuto 15-16 minuti senza cedere; a fuoco spento, due minuti di riposo e il movimento a onda ha fatto il resto. Nessun effetto cemento dopo cinque minuti in piatto, caratteristica preziosa quando scatti foto o devi portare in tavola a distanza.

Curiosità: su fiamma viva, durante una serata ventosa, ho notato che il riso perdona una leggera imprecisione nel brodo, a patto che il fondo sia saporito e non troppo salato. Segno di un amido “educato”, capace di legarsi ai grassi senza eccedere.

Consigli pratici per cuocere bene

Qui il metodo conta più della poesia. Ecco cosa applico ogni volta:

  • Tostatura a secco o con poco burro chiarificato, 90-120 secondi: il chicco deve scottare, non friggere.
  • Brodo bollente versato poco alla volta: mantieni il bollore costante, niente shock termici.
  • Sale tardi: il riso assorbe, rischi di irrigidire il chicco se sali subito.
  • Mantecatura fuori dal fuoco, con grasso freddo e un filo di acidità (vino ridotto o succo di limone): la cremosità viene dall’amido, non dalla panna.
  • Riposo di 1-2 minuti in pentola coperta: è il momento in cui il riso “si sistema”.

Gli errori tipici da evitare? Lavare il riso (porti via l’amido utile), rimestare senza sosta (rompi i chicchi), cuocere in padelle sottili che bruciano il fondo, e strafare con aromi invadenti che coprono il sapore di cereale.

Dove acquistarlo tra Pavia e dintorni

A Pavia si trova nelle gastronomie del centro e in alcune enoteche che curano scaffali di prodotti locali; in Lomellina diversi agriturismi lo propongono in vendita. In tenuta è disponibile lo spaccio aziendale, utile se abbini l’acquisto a una passeggiata tra le risaie (verifica sempre giorni e orari).

Formati: sacchetti da 1 kg o sottovuoto da 500 g. Prezzo indicativo al dettaglio: 7-12 euro/kg a seconda della stagionatura e della confezione. Consiglio di prendere due lotti diversi e fare una piccola prova di cottura a casa per capire il tempo preferito.

Conservazione: luogo fresco e asciutto, al buio. Una volta aperto, travasa in barattolo ermetico; evita frigorifero e odori forti in dispensa. Scadenza ampia, ma io preferisco consumarlo entro l’anno per avere profumi più netti.

Una giornata tra risaie, abbazie e trattorie

Per chi ama unire cibo e cammini, suggerisco un itinerario semplice. Mattina tra le stradine bianche a bordo risaia: in primavera senti l’acqua “parlare” nelle rogge, a settembre-ottobre i campi dorano e i cieli si allungano. Portate repellente in estate: le zanzare, qui, sono parte del paesaggio.

Pranzo in una trattoria di pianura con menu del giorno: cercate risotti del territorio, dal classico allo zafferano fino a quelli con verdure dell’orto o pesce di fiume. Pomeriggio all’Abbazia di Morimondo o sul ponte di barche di Bereguardo per il tramonto. Bastano scarpe comode e una borraccia: i percorsi sono pianeggianti e adatti anche alle famiglie.

Domande dei lettori, risposte sul campo

Un lettore mi ha chiesto: “Vale davvero la differenza di prezzo rispetto a un riso da supermercato?”. Se cucini risotti una volta al mese e cerchi affidabilità, la risposta è sì: riduci scarti, eviti collassi in cottura e ti godi una cremosità naturale. Se invece fai solo insalate di riso, può bastare un riso meno pregiato.

Un’altra domanda frequente: “Si può usare per arancini e timballi?”. Sì, a patto di fermare la cottura 2 minuti prima, stendere su teglia e raffreddare. L’amido ben gestito tiene insieme senza incollare.

In sintesi operativa

Se ami i risotti e vuoi programmare una gita tra Pavia e la Lombardia, metti in agenda tre mosse semplici: scegli il riso giusto, cura il brodo, concedi il riposo finale. Io continuo a preferire chicchi che raccontano un territorio preciso e che, in padella, non mi tradiscono. Questo, finora, non mi ha mai fatto perdere un servizio né un tramonto sulle risaie.

Francesco Magni
Francesco Magni

Francesco ha trascorso la sua infanzia tra i colli dell’Oltrepò Pavese, dove ha sviluppato una profonda passione per il trekking e la fotografia di borghi storici. Racconta con entusiasmo scoperte personali, agriturismi nascosti e sentieri poco battuti tra Pavia e la Lombardia, guidando i lettori verso esperienze autentiche.