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In quale paese si svolge la corsa delle rane? Una tradizione che diverte grandi e piccoli

Francesco Magnidi Francesco Magni· 03/08/2026 19:36
In quale paese si svolge la corsa delle rane? Una tradizione che diverte grandi e piccoli

La prima volta che ho sentito parlare della corsa delle rane ero ragazzino, tra i filari dell’Oltrepò Pavese. Da allora ne ho viste tante di feste di paese, ma poche sanno unire ironia, agonismo e folclore come questa. Se vi state chiedendo in quale paese si svolga, la risposta è chiara: bisogna andare a Fermignano, nelle Marche, per assistere a uno dei palii popolari più curiosi d’Italia. Ed è una gita che, organizzata bene, si può fare in un weekend partendo da Pavia o da qualunque angolo della Lombardia.

Mi è capitato di recente di tornarci per scattare qualche foto al tramonto sul ponte e sulla torre, con il Metauro che scorre lento. Ho ritrovato lo stesso profumo di crescia alla griglia, la stessa voglia di fare festa e quel brivido buffo della gara in cui la rana diventa la protagonista inattesa.

Il paese della corsa: Fermignano, cuore del Montefeltro

Fermignano si trova a pochi chilometri da Urbino, nella valle del Metauro. È un borgo ordinato, con una torre medievale e un ponte scenografico che sembrano costruiti apposta per finire in fotografia. La manifestazione, nota come Palio della Rana, anima vie e piazze con sfilate in costume, tamburini e contrade in competizione. L’atmosfera è quella delle grandi feste popolari italiane, ma con una marcia in più: qui si corre davvero, spingendo una carriola su cui riposa una rana.

La data tradizionale cade in primavera, attorno al periodo post-pasquale. Ogni anno il calendario può variare, quindi conviene controllare il programma ufficiale con qualche settimana d’anticipo. Io faccio così: blocco il pernottamento in zona con cancellazione gratuita e confermo il viaggio una volta pubblicato il palinsesto degli eventi.

Come funziona la gara: regole, rioni e atmosfera

La corsa è semplice da capire e divertente da seguire. I concorrenti, spesso in abito storico, spingono la carriola sul percorso cittadino cercando di arrivare per primi al traguardo senza “perdere” l’anfibio. Se la rana si muove o salta, il tempo di recupero diventa la variabile decisiva. Il bello è tutto lì: traiettorie impreviste, colpi di scena e un tifo da palazzetto dello sport.

Al contorno ci sono la sfilata storica, i mercatini artigianali e gli stand gastronomici. La rievocazione strizza l’occhio alle tradizioni del territorio, a quella cultura di comunità che, non a caso, molti studiosi collegano ai valori del Patrimonio culturale immateriale.

Domanda che ricevo spesso: “Ma le rane stanno bene?”. Gli organizzatori sottolineano l’attenzione al benessere animale e la presenza di figure preposte ai controlli. Negli anni, in diverse feste italiane, sono state introdotte accortezze e varianti regolamentari per ridurre lo stress degli animali, anche in dialogo con autorità e normative veterinarie del Ministero della Salute. In ogni caso, informatevi sulle regole in vigore nell’edizione a cui volete assistere.

Come arrivare da Pavia e cosa conviene prenotare

Da Pavia a Fermignano il viaggio in auto richiede in genere tra le 3 ore e mezza e le 4 ore, a seconda del traffico. L’itinerario più lineare passa per l’A1 verso Bologna, poi A14 adriatica fino a Fano o Pesaro e infine l’entroterra verso Urbino. Io preferisco uscire a Fano: la valle del Metauro è più scorrevole e panoramica.

In treno, puntate su Pesaro o Fano, quindi bus per Urbino e coincidenza per Fermignano. Non è complicatissimo, ma richiede incastri orari precisi. Se viaggiate con bambini o bagagli fotografici, l’auto resta l’opzione più pratica.

Pernottamento: tra Fermignano e Urbino trovate agriturismi curati e B&B in casali di mattoni. Prenotate presto, perché il weekend del Palio attira anche chi proviene dalla Romagna e dall’Umbria. Un consiglio spiccio: scegliete una struttura con parcheggio privato. La sera, a evento finito, ringrazierete.

Il mio caso concreto: 36 ore tra valle e colline

Un lettore mi ha chiesto come comprimere tutto in un weekend lampo. Vi racconto l’itinerario che ho seguito lo scorso aprile, partendo dall’Oltrepò all’alba del sabato. Sosta caffè in area di servizio prima di Bologna, arrivo a Fermignano per pranzo, check-in in agriturismo a pochi minuti dal centro.

Pomeriggio dedicato a una ricognizione lungo il percorso della gara: studio i punti a luce favorevole e verifico dove sistemarmi la domenica. Al tramonto, foto dal ponte con cavalletto e grandangolo; poi cena leggera, crescia farcita e un calice di Bianchello del Metauro DOC. La domenica mattina entro presto in paese, parcheggio esterno e cammino dieci minuti fino alle transenne: posto perfetto per seguire le batterie e il gran finale. Alle 15 ripartenza verso Pavia, con rientro serale senza code.

Mangiare e dormire: scelte pratiche

Per chi, come me, ama i sapori di campagna, gli agriturismi della valle sono una garanzia. Se preferite restare in città, Urbino offre più scelta e una passeggiata serale tra bastioni e vicoli che vale da sola il viaggio. Attenzione ai tempi: tra parcheggio, navetta e folla, muoversi in auto all’ultimo minuto può diventare un incubo.

Pranzare agli stand è parte del gioco: porzioni oneste, prezzi corretti e atmosfera rumorosa al punto giusto. Portate contanti: i POS ci sono, ma nelle ore clou vanno a singhiozzo.

Alternative per famiglie e rispetto degli animali

Se viaggiate con bambini piccoli o preferite contesti più tranquilli, valutate gli eventi collaterali e gli orari meno affollati. In alcune edizioni e in altri paesi italiani, esistono gare “simboliche” o dimostrative; è un modo per gustarsi lo spirito della festa evitando calche. In ogni caso, mantenete sempre una distanza di buon senso dalle transenne e seguite le indicazioni dei volontari.

Sul tema del benessere animale, ogni visitatore può fare la propria parte: niente flash diretti a distanza ravvicinata, niente rumori eccessivi davanti alla carriola, e soprattutto rispetto per le aree riservate. È un patto di civiltà che fa bene alla festa e a chi la vive.

Errori da evitare

  • Arrivare tardi: i parcheggi vicini si esauriscono presto. Meglio puntare agli stalli periferici e camminare dieci minuti.
  • Scarpe sbagliate: servono suole comode e antiscivolo. Il porfido bagnato tradisce.
  • Programma non letto: tra sfilate, batterie e finale, gli orari contano. Scaricate il calendario ufficiale.
  • Niente piano B in caso di pioggia: portate un k-way e una sacca impermeabile per l’attrezzatura.
  • Stare troppo vicini alla partenza: per le foto è migliore una curva con luce laterale.

Consigli rapidi per foto e bambini

Per chi fotografa: grandangolo per la sfilata, medio-tele per la corsa. ISO flessibili, scatto continuo e bilanciamento del bianco fisso: la luce mista delle piazze inganna. Io imposto una priorità di tempi a 1/1000 per bloccare l’azione e mi piazzo leggermente a valle della traiettoria, così da catturare il momento in cui la carriola “taglia” lo sguardo.

Per le famiglie: merenda e acqua sempre disponibili nello zainetto, cuffie antirumore se i bimbi sono sensibili ai tamburi, e uno spazio defilato in cui fare una pausa. I bagni chimici ci sono, ma con fila: giocate d’anticipo.

Perché ne vale la pena, anche partendo dalla Lombardia

Dalla pianura lombarda ai colli del Montefeltro è un passaggio breve quanto netto. In due giorni ci si toglie la polvere di dosso, si respira festa e si torna con ricordi vivi: il rullare dei tamburi, il brusio del pubblico, l’incredulità che strappa un sorriso quando la rana decide la corsa più dei corridori. Non è soltanto folklore: è un patrimonio di comunità che, se custodito e aggiornato con responsabilità, parla al presente più di quanto immaginiamo. E a me, che ho imparato a fotografare i borghi tra Pavia e l’Oltrepò, ricorda perché vale la pena mettersi in strada, presto la mattina, per cercare storie che profumano di casa, anche quando sono a qualche centinaio di chilometri da casa.

Francesco Magni
Francesco Magni

Francesco ha trascorso la sua infanzia tra i colli dell’Oltrepò Pavese, dove ha sviluppato una profonda passione per il trekking e la fotografia di borghi storici. Racconta con entusiasmo scoperte personali, agriturismi nascosti e sentieri poco battuti tra Pavia e la Lombardia, guidando i lettori verso esperienze autentiche.