Trekking tra vigne e boschetti in Oltrepò: l’anello più facile per iniziare senza paura di perdersi

Se vuoi rompere il ghiaccio con il trekking in Oltrepò senza cartine complicate e timore di imboccare il sentiero sbagliato, c’è un anello che consiglio sempre: una passeggiata breve e intuitiva attorno a Fortunago, tra vigne ordinate e boschetti di querce e carpini. L’ho percorso decine di volte, l’ultima poche settimane fa con una lettrice che temeva di perdersi: siamo rientrati con il sorriso e con foto splendide sui filari al tramonto.
Perché questo anello è il più semplice
Il giro si sviluppa sulle prime dorsali dell’Ardivestra, dove i crinali offrono orientamento naturale. La segnaletica comunale è chiara, integrata da qualche segno bianco-rosso del CAI e da paline con frecce direzionali nei bivi principali. Inoltre, ampi tratti seguono strade bianche agricole, impossibili da confondere.
Le cifre che contano per chi inizia: circa 6,5 km, 180 metri di dislivello positivo, 2 ore tranquille di cammino effettivo. Non servono scarponi rigidi: scarpe da trekking leggere bastano, purché con suola scolpita. Il fondo alterna sterrato compatto, carrarecce di vigna e brevi tratti di asfalto secondario.
Mi è capitato di recente di guidare un piccolo gruppo: due assoluti principianti e un lettore che non camminava da un anno. Nessuno è andato in crisi: le salite sono brevi, mai aggressive. La bellezza sta anche nella varietà “soft”: un filare profumato, un muretto in pietra, un boschetto fresco, poi di nuovo la vista che si apre sulla Val Tidone e, nelle giornate limpide, sull’arco alpino.
Il percorso passo dopo passo
Partenza dal centro storico di Fortunago, uno dei borghi più suggestivi dell’Oltrepò. Io parcheggio sempre poco sotto la piazza principale, nei posti segnalati, per evitare ingorghi. Dalla piazza scendi verso sud seguendo la freccia per la “Costa Cavalieri”: dopo 300 metri l’asfalto lascia il posto a una strada bianca che taglia le prime vigne.
Al primo bivio evidente (palina su un palo di castagno), tieni la destra in leggera salita. Qui comincia una dorsale che è un corridoio naturale: filari a sinistra, boschetto a destra. In cima al dosso, una cappelletta campestre fa da riferimento visivo. Prosegui diritto fino a un breve tratto d’ombra: il terreno è più fresco, utile in estate.
Uscito dal boschetto, la carrareccia curva dolce a sinistra e diventa quasi pianeggiante. Nei mesi di vendemmia potresti incrociare i trattori dei vignaioli: saluta e passa di lato, senza pestare il bordo dei filari. Al successivo incrocio, prendi la sterrata che scende a destra verso un’ampia conca coltivata; la discesa è regolare e, sul fondo, trovi un breve tratto asfaltato che usi per collegarti alla strada bianca parallela al fosso dell’Ardivestra.
Segui la strada bianca verso monte (cartello “Anello locale”), sempre diritto. Dopo circa un chilometro, un segnavia bianco-rosso su un muretto ti indica di risalire a sinistra fra due blocchi di vigne: questa è l’unica rampa vera del giro, ma si fa in dieci minuti. In cima, destra lungo crinale fino a ritrovare l’allineamento con Fortunago, che vedi spuntare tra i cipressi. Ultimo strappo su carrareccia e rientro al borgo per viottoli lastricati.
Se vuoi allungare di un chilometro senza complicarti la vita, poco prima dell’ultimo dosso prendi la variante panoramica che taglia il crinale e rientra su Fortunago dal lato nord. Vale l’oro nelle giornate terse: luce radente perfetta per fotografare i filari.
Come arrivare e dove parcheggiare
Da Pavia prendi la statale verso Voghera e poi segui per Godiasco e Fortunago: strade scorrevoli, ultimi chilometri con curve dolci. In bus, le linee extraurbane collegano Voghera e Salice Terme a Fortunago con alcune corse giornaliere: controlla gli orari aggiornati, specialmente nei festivi.
Parcheggio: i posti regolamentati sotto la piazza bastano nei giorni feriali. Nel weekend, meglio arrivare entro le 9:30. Evita di occupare gli spazi riservati ai residenti: i controlli ci sono. In alternativa, parcheggia poco fuori dal centro e rientra a piedi in cinque minuti.
Quando andare e cosa portare
Primavera e inizio autunno sono il top: vigne in veste migliore e temperature miti. L’estate è fattibile partendo presto, perché i crinali ventilano; d’inverno il sole basso fa la sua parte ma i fanghi possono complicare i tratti in ombra.
Equipaggiamento essenziale per chi comincia:
- Scarpe da trekking leggere, suola scolpita, calze tecniche.
- Acqua: almeno 1 litro a testa; fontanelle scarse lungo l’anello.
- Cappellino, crema solare, e un antivento leggero.
Se vuoi sentirti ancora più sicuro, registra il tracciato con il GPS del telefono. Non è indispensabile qui, ma aiuta a prendere confidenza con tempi e distanze. Copertura cellulare generalmente buona sui crinali, più altalenante nei fondovalle.
Errori tipici da evitare
Ne vedo spesso tre. Primo: partire tardi d’estate. Dalle 10:30 in poi il sole picchia, e la qualità dell’esperienza crolla. Secondo: sottovalutare il fango dopo piogge recenti. In quei giorni scegli le dorsali e rinvia la variante nel bosco. Terzo: camminare tra i filari per “fare prima”. Oltre a rovinare il lavoro dei viticoltori, rischi di perderti in microtracciati privati che ti riportano indietro.
Un lettore mi ha chiesto se servono i bastoncini. Qui no, non sono necessari. Se sei alle prime armi e ti danno sicurezza in discesa, portali: la rampa centrale è quella dove possono tornare utili.
Scorci fotografici e soste golose
Sul crinale di Costa Cavalieri trovi uno dei punti più fotogenici: filari allineati, il profilo del borgo sullo sfondo e, nelle giornate limpide, le Alpi che fanno capolino. Io scatto con grandangolo nelle ore dorate, posizionandomi in basso per includere il disegno dei pali.
A fine giro, se vuoi fermarti senza allontanarti, poco fuori dal centro ci sono agriturismi che lavorano bene con salumi d’Oltrepò, ravioli di brasato e crostate fatte in casa. Prenota nel weekend: i posti si esauriscono in fretta, specialmente dopo vendemmia.
Segnaletica e sicurezza: cosa aspettarti
Lungo l’anello trovi paline direzionali ai bivi chiave e segni bianco-rossi sui sassi o sui pali di legno. La logica del tracciato segue crinali e strade poderali: se ti ritrovi in mezzo ai filari senza una traccia evidente, probabilmente hai saltato un bivio segnalato poche decine di metri prima. Torna indietro: la palina c’è, me la ritrovo sempre. In caso di nebbia (autunno e inverno), resta sui crinali e evita le deviazioni nel fondovalle: l’orientamento visivo si riduce e il terreno rimane più umido.
Non servono attrezzature particolari. Porta però una piccola trousse con cerotti per vesciche, perché chi inizia spesso stringe troppo le scarpe: allenta mezzo foro prima delle discese. E tieni un margine di 20 minuti sull’orario di rientro se prevedi soste foto.
Per chi è perfetto questo giro
È l’ideale per chi muove i primi passi nel trekking, per famiglie con bimbi abituati a camminare e per chi vuole un allenamento leggero tra settimana. Se stai riprendendo dopo un infortunio, il profilo morbido e le vie di fuga su asfalto secondario offrono serenità: puoi accorciare in due punti senza stravolgere il senso dell’anello.
Io ci torno quando ho bisogno di “resettare” senza allontanarmi troppo: la combinazione tra vigne, silenzi e un borgo curato fa bene alla testa. E ogni stagione porta una sorpresa diversa: la fioritura primaverile sui margini, le cicale d’estate, il foliage dei boschetti in ottobre, la luce pulita delle mattine invernali.
Se provi il giro, scrivimi come è andata: mi piace aggiornare le note con gli occhi di chi inizia. L’Oltrepò, visto dal passo giusto, è più semplice di quanto pensi.

